CENNI STORICI
I primi insediamenti abitativi della zona risalgono quasi certamente all'Età del ferro. Nella frazione Carcegna fu ritrovato, nel secolo scorso, un sepolcreto risalente a quell'epoca. I ritrovamenti casuali successivi e le ricerche metodiche degli ultimi anni hanno portato alla luce alcune epigrafi etrusche e una necropoli gallo romana, risalente al I secolo a.C e utilizzata fino al III secolo d.C.. Tra i reperti rinvenuti figurano alcuni tesoretti bronzei, vasellame fittile e numerose urne cinerarie.
In località Castello, presso Carcegna, sono ancora visibili i resti, in cattivo stato di conservazione, di una fortificazione, che la leggenda fa risalire alla dominazione Longobarda. Si tratta probabilmente di una fortificazione già esistente in epoca romana, riadattata in seguito e facente parte del sistema difensivo della Riviera di San Giulio. Fu smantellata, ma non distrutta, all'epoca delle lotte tra guelfi e ghibellini, secondo alcuni documenti nell'anno 1311.
Le cronache della Riviera di San Giulio sono ricche di episodi che hanno visto la partecipazione attiva delle genti di Miasino, alla difesa dei borghi, che erano periodicamente assaliti da razziatori di passaggio. Si ricordano gli episodi di ribellione contro il capitano imperiale Cesare Maggio e contro il Viscontini di Massino. La scaramuccia in cui quest'ultimo trovò la morte, si sarebbe svolta presso il Monte Duno, l'altura che fiancheggia l'Agogna a est dell'abitato di Miasino.
La tradizione, supportata da documenti storici, ricorda la consuetudine della nobiltà milanese, di riparare a Miasino durante i numerosi casi di pestilenza, nel corso del '600.
Anche durante la famosa peste manzoniana, numerosi nobili del Ducato di Milano, avrebbero trovato scampo e sollievo nel territorio di Miasino (che nelle carte geografiche dell'epoca figurava col nome di Milliasino o anche Miliaccino).
Nel 1767, con la definitiva annessione della Riviera di San Giulio al regno di Sardegna, terminava la secolare signoria dei Vescovi di Novara. Miasino, con il resto della riviera, passava dall'influenza longobardo-asburgica (anche Miasino figurava nel catasto di Maria Teresa d'Austria) al dominio piemontese. Presso gli archivi di Stato sono consultabili nuemrosi esempi di statuti e bandi campestri, risalenti al periodo dal '500 al '700 e riguardanti il territorio di Miasino. Entrato a far parte del Regno d'Italia prima e della Repubblica poi, anche il comune di Miasino fornì il suo contributo alle lotte che resero l'Italia indipendente e democratica. Tra i suoi cittadini più illustri si ricordano i pittori Giuseppe Zanatta (1635-1720) e Giovanni Battista Cantalupi (1732-1780); l'architetto Sac. G.A. Martelli; gli scrittori Onorio Giudetti e Matteo Allesina (XVII sec.).
Su tutto il territorio comunale si possono ammirare pregevoli esempi di architettura civile ad uso di abitazione, in alcuni casi risalenti fino al 1400.
VILLA NIGRA
Tra i più belli edifici civili della Riviera è uno splendido esempio di residenza aristocratica di campagna. Il fabbricato è strutturato su tre nuclei, di cui la parte centrale, che prospetta su Piazza Beltrami, ha origini cinquecentesche, come denotano le sue linee essenziali e severe. L'aggraziato loggiato interno risale al '600 ed è illegiadrito da fantasiose decorazioni ad affresco con effetto "trompe l'oeil". Nel '700 furono aggiunte l'ala sud, con torretta e l'aranciera. Il progetto è dovuto al miasinese G.A Martelli. Il restauro, nel secolo scorso, fu seguito, dopo accurato studio, dall'architetto Nigra, che ne era divenuto proprietario.
La Pro Loco sta curando, per ordine dell'Università Torinese, il mantenimento del pregevole giardino interno, dov'erano coltivati numerosi esemplari di camelia e rose antiche. Grazie agli sforzi dell'Associazione il fabbricato, ora proprietà dell'Università di Torino, è stato salvato, almeno per ora, dal pericolo di un decadimento inarrestabile e dal 1990 è sede delle manifestazioni estive organizzate dalla Pro Loco.
LA PARROCCHIALE DI SAN ROCCO
Spicca per la sua maestosità tra gli edifici religiosi di Miasino. Fu edificata nel 1566, forse sui resti di una cappella romanica.
La parrocchiale è affiancata da un ottimo esempio di architettura barocca: l'ossario della famiglia Razzini. Bellissima è l'inferriata in ferro battuto e di buona fattura gli affreschi del Cantalupi, che rappresentano l'episodio biblico di Tobia.
SANTA MARIA DI PIAZZA
E' un oratorio barocco in piazza Beltrami. L'interno conserva un'icona del Procaccini e un pregevole dipinto del Cantalupi. L'esterno, ora intonacato, fino ai primi anni del secolo recava una vivace decorazione pittoresca settecentesca con effetto "trompe l'oeil".
L'ORATORIO DI SAN CARLO
Sorge sul colle omonimo a sud-est dell'abitato di Miasino. Fu edificato secondo i canoni eleganti e rigorosi del barocco piemontese. Venne anche utilizzato come lazzaretto durante epidemie pestilenziali e di colera dei secoli scorsi.
LA PARROCCHIALE DI S. GOTTARDO A PISOGNO
E' stata edificata nel '500. Si trattava all'epoca di una semplice cappellla, ampliata e totalmente rifatta, in stile barocco, nel secolo successivo.
In posizione panoramica sorge la chiesetta del Crocefisso, a cui si accede mediante una bella scalinata, contornata dalle cappelle di un'interessante Via Crucis settecentesca.
LA PARROCCHIALE DI S. PIETRO A CARCEGNA
Fu costruita sulle fondazioni di una precedente chiesa romanica, già documentata nel 1217 tra le cappelle della Pieve d'Orta, le cui tracce sono in parte visibili nel basamento del campanile e nell'abside semicircolare.
Su tutto il territorio comunale sorgono cappelle votive, risalenti ad epoche diverse. Sono consigliabili alcune piacevoli e poco impegnative escursioni alla ricerca di queste belle testimonianze di fede. Degna di nota è quella sita al centro di Carcegna, decorata da un affresco mutilio del '400 di Tommaso de Cagnola.
Inoltre per gli amanti della natura sono possibili diversi percorsi per indimenticabili gite a cavallo.